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Nutrizione ed integrazione alimentare nello sportivo |
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Dr.
Andrea Poli |
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Parlare di nutrizione del soggetto
che svolge attività sportiva vuol dire considerare un mondo estremamente
eterogeneo, nel quale si trovano persone che fanno attività di carattere
agonistico e altre di carattere amatoriale, con un dispendio metabolico e un
fabbisogno energetico quindi estremamente diversi.
Le sostanze che principalmente
forniscono energia all'organismo sono i glucidi (zuccheri o carboidrati) e i
lipidi. I glucidi forniscono 4 Kcal/g mentre i lipidi forniscono 9 Kcal/g;
questa differenza di contributo energetico viene sfruttata secondo le necessità
dell'attività sportiva svolta.
Gli zuccheri, peraltro, non sono
tutti uguali tra di loro: essi differiscono per i tempi di assorbimento e per
l'indice glicemico, e cioè l'area sotto la curva dell'aumento glicemico che il
loro consumo induce. Un alimento con basso indice glicemico, sul piano generale,
contiene zuccheri non immediatamente digeribili, e di conseguenza assorbibili
limitatamente, mentre un alimento con alto indice glicemico contiene zuccheri
immediatamente digeribili e quindi assorbibili rapidamente. Questa seconda
situazione genera una risposta insulinica molto rapida, che può facilmente
portare ad una condizione di ipoglicemia.
Dal punto di vista metabolico una
crisi di ipoglicemia diventa un potente induttore della fame, perché
interpretato da un recettore presente nel cervello (glucostato) come un segnale
forte che all'organismo "manca qualcosa" (ed in particolare manca
zucchero). Cercando di sopprimere lo stimolo della fame con ulteriori zuccheri
ad alto indice glicemico si entra in un circolo vizioso, che può portare ad una
condizione che frequentemente esita nell'obesità, nella resistenza insulinica,
in sindromi dismetaboliche complesse quali soprattutto l'ipertensione, l'ipertrigliceridemia,
i bassi valori del colesterolo HDL ecc.
L’uso di zuccheri da parte
dell'atleta va valutato con attenzione, e deciso in base alla durata e al tipo
di sport: per sforzi brevi si possono utilizzare zuccheri con alto indice
glicemico, per sforzi più prolungati o molto prolungati gli zuccheri devono
essere complessi, ad es. i polisaccaridi o le maltodestrine, al fine di
garantire un valore glicemico sufficiente e costante nel tempo e permettere al
sistema muscolare di funzionare al meglio.
In condizioni di sforzo prolungato e
di intensità non particolarmente marcata, il muscolo tende invece ad utilizzare
in quantità maggiori i grassi rispetto agli zuccheri, anche per il loro
maggiore apporto di energia. Pertanto tutti coloro che hanno la necessità di
perdere peso mediante un aumento dell'attività fisica dovranno orientarsi verso
uno sport di fondo, caratterizzato da movimenti relativamente lenti svolti per
periodi prolungati di tempo, per indurre l'organismo ad attingere ai grassi di
deposito. Dal punto di vista degli effetti biologici globali, tuttavia, i
grassi, sebbene il loro apporto calorico sia di fatto analogo, non sono del
tutto analoghi: è quindi opportuno consumare alimenti in cui siano presenti
soprattutto acidi grassi monoinsaturi (come l'olio d'oliva) o polinsaturi, di
cui sono ricchi gli oli di semi. Andrebbero invece limitati gli alimenti ricchi
in acidi grassi saturi, e totalmente eliminati quelli contenenti gli acidi
grassi saturati mediante procedure di tipo catalitico, come le margarine di più
vecchia concezione. Gli acidi grassi polinsaturi contenuti negli oli da cui
queste margarine vengono prodotte sono infatti trasformati, mediante un
procedimento di idrogenazione catalitica con palladio, in acidi grassi con
conformazione di tipo trans,
scarsamente presenti in natura, e capaci di alzare il livello plasmatico del
colesterolo LDL (il "colesterolo cattivo") riducendo invece il livello
del colesterolo HDL (quello buono).
Passando ad esaminare un settore
completamente differente, e cioè quello dei minerali, è opportuno considerare
la situazione del ferro, spesso carente tra chi fa attività sportiva.
Normalmente la sua eliminazione avviene con il sudore e con le feci (per
esfoliazione delle cellule intestinali), ma il vero motivo di questo deficit
nello sportivo non è noto.
Inizialmente è opportuno aumentare
il consumo di cibi ricchi in ferro biodisponibile, o ferro eme, come le carni
rosse, e successivamente proseguire con una terapia per via orale, associandola
eventualmente a vitamina C, che ne migliora l'assorbimento. Se non si ottengono
i risultati desiderati si può intervenire con una terapia di sali di ferro per
via venosa, tenendo presente che essa può dare reazioni allergiche di tipo
anafilattico, talora molto pericolose.
Passando a considerare più in
generale il problema dell'uso degli integratori da parte dello sportivo va
ricordato che, negli Stati, Uniti quasi la metà degli sportivi si autoprescrive
questi prodotti, e che anche in Italia, ormai, la situazione non è molto
diversa; spesso gli schemi quali- quantitativi sono inoltre molto
approssimativi, e tali da porre problemi consistenti, sul piano teorico, dal
punto di vista della tossicità.
Tra gli integratori più sicuri vi
sono certamente quelli salini, che vanno semplicemente a sostituire i sali persi
con la sudorazione. Un altro integratore molto interessante è la creatina, che
può essere utilizzata sia da chi svolge attività sportiva sia dalle persone in
età avanzata, grazie al ruolo che svolge sul metabolismo delle cellule
muscolari dell'organismo. La creatina è stata paragonata ai fili che
trasmettono energia dal mitocondrio, dove l'energia stessa viene
"prodotta", al luogo dove viene utilizzata. All'interno del
mitocondrio, partendo da grassi, zuccheri, proteine, viene prodotto ATP
attraverso il ciclo di Krebs. Mediante l'enzima creatinchinasi mitocondriale, un
gruppo fosforico altamente energetico viene trasferito dall'ATP prodotto alla
creatina, trasformando quest'ultima in fosfocreatina, un composto stabile che può
essere considerato un vero e proprio "serbatoio di energia". La
fosfocreatina così formata può circolare abbastanza liberamente fino a quando
non incontra una creatinchinasi in grado di compiere la reazione opposta e
quindi cedere il radicale fosfato ad alta energia ad un altro accettore
(generalmente ADP, che viene quindi ritrasformato in ATP).Si è visto che questa
reazione avviene maggiormente nelle cellule muscolari vicino alle miofibrille e
a livello delle membrane cellulari, che necessitano energia per mantenere
l'importante equilibrio sodio-potassio trans-membrana. Recentemente la ricerca
ha iniziato a studiare in maniera approfondita il possibile uso di integrazioni
di creatina anche in persone con patologie come lo scompenso cardiaco,
l'insufficienza respiratoria; in prospettiva la creatina potrà forse essere
utile anche ai pazienti con il morbo di Parkinson e la sclerosi laterale
amiotrofica, patologie che interessano cellule neuronali dove sicuramente vi è
un ricco corredo enzimatico che utilizza questa sostanza.
Un altro gruppo di composti
utilizzato, spesso in modo empirico, per aumentare la performance fisica, sono
gli aminoacidi ramificati. Da recenti studi si è visto che questi aminoacidi
forniscono acido piruvico, sostanza utilizzata dal ciclo di Krebs per produrre
energia, stimolando inoltre la sintesi proteica (soprattutto la leucina). Essi
riducono anche la percezione della fatica, competendo con trasportatori del
triptofano verso l'encefalo, ed abbassano l'ammoniemia.
Limitato è invece l'interesse
teorico della carnitina (tranne che nelle rare condizioni di deficit endogeno)
poiché questa sostanza possiede essenzialmente solo la funzione di trasporto
degli acidi grassi da una parte all'altra della parete del mitocondrio: una sua
maggiore disponibilità, pertanto, influenza scarsamente le vie di produzione
dell'energia.
Una gruppo di sostanze importanti
nello sportivo sono gli antiossidanti, che intervengono nei meccanismi di
neutralizzazione dei radicali liberi,.
Per controllare l'eccesso di queste
sostanze ad elevatissima reattività, prodotte in elevate quantità durante
l'attività fisica si possono utilizzare la vitamina E, la vitamina C o il ß-carotene,
o meglio una delle tante miscele di antiossidanti che si trovano in commercio;
il selenio, tra tutti gli antiossidanti, è quello con intervallo terapeutico più
stretto, perciò è teoricamente più facile scivolare nel sovradosaggio.
La prospettiva più nuova per
l'integrazione del soggetto con attività sportiva per il futuro potrebbe essere
quella delle sostanze che influenzano l'attività dell'endotelio. Solo qualche
anno fa l'endotelio stesso era considerato una struttura passiva di rivestimento
interno delle arterie, con semplice funzione di separazione tra sangue e parete
arteriosa. In realtà oggi si è visto che esso è un organo estremamente attivo
che produce molte sostanze che controllano sia il tono vasale che la reattività
del vaso. In particolare l'endotelio è responsabile della utilizzazione dell'arginina,
un aminoacido naturale da cui, per azione dell'enzima nitrossido sintasi (NOS),
viene staccato il nitrossido (o NO, dall'inglese "nitric oxyde"), un
gas con volatilità elevata ed emivita breve. Il nitrossido è un intermedio
essenziale sia per l'azione antiaggregante piastrinica sia per il controllo del
tono vasale, poiché diffondendo attraverso la parete del vaso verso la
componente muscolare, attiva meccanismi di rilassamento vasali. Un endotelio
funzionante è l'ideale per massimizzare una corretta risposta del sistema
vascolare alla domanda di ossigeno e di nutrimenti da parte del muscolo di chi
fa attività sportiva.
Pertanto un primo integratore a cui
pensare è l'arginina: vi sono dati sperimentali che dimostrano che
somministrata a dosi che vanno da 2 a 10g è in grado di ripristinare la
funzione endoteliale nel soggetto ipercolesterolemico, nel fumatore e nel
diabetico. Un altro gruppo di integratori di notevole importanza per mantenere
un endotelio funzionante è rappresentato dagli antiossidanti, che aumentano la
durata della vita del nitrossido, che viene eliminato per via ossidativa, oltre
a contrastare, come si ricordava, la produzione di radicali liberi durante
l'attività sportiva.
Una sostanza con effetto negativo
sulla funzione endoteliale, al contrario, è rappresentata dall'omocisteina, che
deriva da un processo di demetilazione della metionina. L'inattivazione della
omocisteina da parte dell'organismo può avvenire o per eliminazione urinaria,
ad opera della cistationina ß sintasi (un enzima che necessita come cofattore
della vitamina B6) o per riconversione a metionina, mediante rimetilazione,
sfruttando l'azione dell'enzima MTHFR, che richiede come donatore di metili
l'acido folico e come cofattore la vitamina B12. Una supplementazione con acido
folico, ed eventualmente con vitamina B6 potrebbe pertanto essere importante sia
per prevenire le malattie cardiovascolari ma anche per migliorare le prestazioni
fisiche di chi fa attività sportiva.
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